“…anche lui, aspettando che sua madre lo chiami per cena, cercherà le sue finestre, cercherà il loro segno di distinzione dalle altre, aperte, chiuse, marroni o verde pallido, nuove, cadenti… chissà, ce ne sono di tutti i tipi qui… perché è proprio difficile distinguerle dalle altre… sono troppe… cinque file con quarantacinque finestre ciascuna… settantacinque famiglie che si affacciano su un ballatoio lunghissimo, ognuno al suo piano, tutti uguali anche quelli, con la ringhiera rugginosa, con le piastrelle in graniglia, con travicelli e cavicchi di ferro che fuoriescono dal cemento come ossa fratturate… cinque inferni comuni, per centinaia di persone che entrano escono si incontrano si scontrano si affannano si riposano al sole alla notte brigano trafficano bisbigliano ammiccano cianciano piangono ridono gridano… più che altro gridano…”
I simboli di Antonietta
Venti di guerra
Il profumo dell'ombra
La corona d'oro
Il tragitto
Cento bugie per una verità
Il dramma
Berignone andata e ritorno
Isabella, il suo sogno
Cura nel divenire
Giardino d'avorio
Dal Castello di Montebuoni a Tavarnuzze
Le spine di Venere
La figlia di Dietriz
La festa dell'uva di Firenze e dell'Impruneta
Il giardino degli aromi 