“Era apparso all’improvviso in una giornata limpida e tersa, ed aveva con sé molte storie. Si chiamava Emilio Esteban, o meglio, si faceva chiamare padre Emilio, l’uomo che guardava il lago, e raccontava storie. Padre Emilio le raccontava in modo così semplice e lineare che sembravano vere, anche quelle che di vero avevano così poco. Cominciava per caso. Tu parlavi del più o del meno e nel bel mezzo di un discorso lui ci infilava una storia, piccola, pungente, acuta che quasi non te ne accorgevi e il discorso diventava un racconto, la conversazione un monologo e rimanevi affascinato.”
La storia di un uomo che ha conosciuto la felicità e che il destino travolge con il dolore e la solitudine. Un finale a sorpresa per una vicenda narrata con garbo e limpidezza.
Giorni neri
Calenzano 1944-1948
Carte e monete... e altri artifici
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SEI TU!
Fachirismo e lettura del pensiero
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