“C’era una volta un ragazzo di vent’anni di belle speranze ma di pochi quattrini, che fu scelto dalla sorte per fare “lo Zonista”, cioè il venditore alla Olivetti. Una fortuna, pensò. Bastava vendere – quello era il problema – anche se le macchine erano le migliori, fin dalla più piccola, bella e cara: 42000 lire, più del suo stipendio, la mitica “Lettera 22”.
Federico amava dipingere, ma amava anche – forse troppo – fino a rappresentarle in forme sensualissime seppure angeliche, le donne. Si innamorò, corrisposto, a dodici anni ma non fece in tempo ad accorgersene perché Chiara sparì e si ritrovarono dopo trent’anni.
Un giorno, facendo uno “scandaglio” (si diceva così quando per vendere si suonavano tutti i campanelli, per scandagliare e trovare la preda) conobbe Claudia, artista e baudelairiana come lui: nella sua casa pensò di aver trovato l’isola di Calipso, ma anche Calipso sparì.
Non gli restava che sposarsi e la sorte parve aiutarlo, ma con le donne non era fortunato: scoprì che Valentina, dopo avergli dato due bei gemelli, gli aveva nascosto il più tremendo degli inganni…
E Chiara?
Federico stava quasi per rassegnarsi quando accadde l’impossibile: tutto quello che gli era stato negato nella giovinezza gli veniva offerto ora a larghe mani. Ma era peccato? Non ascoltò questa voce e volle bere tutto quel vino inebriante. Bevve a sazietà e chiamò quella sete estinta “il mio santo peccato”.
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