“Nella casa del Monte dei Santi anche gli alberi avevano un nome. Il più spaventoso di tutti gli alberi si chiamava ‘Mamèta’. Il Mamèta era un cipresso posto all’inizio del viale che portava al cancello ed era il capofila di tutti i cipressi. L’albero aveva un aspetto innocuo con la luce del sole, o per lo meno non era tanto diverso dagli altri compagni del viale. Le cose cambiavano invece all’imbrunire. La luce del crepuscolo faceva assumere al Mamèta un’aria minacciosa, la cima sembrava un pennacchio sotto il quale compariva magicamente l’espressione corrucciata di un volto delineato dall’intreccio dei rami.”
Il sogno del baro
Mirabilia
Cento colpi e le sbucciature
L'esperienza della magia
Dal disagio alla poesia
Mètope
Di guerra si muore
Nella rete del mago
Le 100 fontane di Firenze
Poesia d'ottobre 