Oggi le cave, testimoni mute di un mondo scomparso, non solo possono configurarsi come la memoria storica di un’attività che in passato ebbe un ruolo molto significativo nell’economia del territorio e contribuì a dare un’identità, oltre che notorietà, alla sua gente, ma trasformati in civili abitazioni i vecchi opifici come il mulino degli Scopeti e quello del Mulino del Diavolo, demolito l’edificio della filanda con la caratteristica copertura a shed all’inizio della via per l’Impruneta e ridotta a meno della metà, perché pericolante, la ciminiera della tintoria Pastacaldi in via dei Baruffi, costituiscono, insieme a quel poco ancora riconoscibile della stazione della tranvia del Chianti, l’ultima testimonianza di archeologia industriale presente sul territorio.
Urbano Meucci racconta la storia di quegli uomini e delle loro famiglie che dalle cave trassero sostentamento: un mestiere, quello dello scalpellino, documentato già alla fine del ‘400 e che si consolidò significativamente nel corso dei secoli e di cui ancora oggi è possibile apprezzare pregevoli manufatti.
La storia della festa dell'uva di Impruneta
La qualità della mente
Islaam
L'esperto al tavolo da gioco
Scopri Firenze
Assolo corale per le Giubbe Rosse
Management by Magic
L'esilio della parola
Niente scuola se soffri di vertigini
Silvano Sarti
Ah poesia, poesia
Le trecciaiole
DELFINO CINELLI (1889-1942) 
