“Nella casa del Monte dei Santi anche gli alberi avevano un nome. Il più spaventoso di tutti gli alberi si chiamava ‘Mamèta’. Il Mamèta era un cipresso posto all’inizio del viale che portava al cancello ed era il capofila di tutti i cipressi. L’albero aveva un aspetto innocuo con la luce del sole, o per lo meno non era tanto diverso dagli altri compagni del viale. Le cose cambiavano invece all’imbrunire. La luce del crepuscolo faceva assumere al Mamèta un’aria minacciosa, la cima sembrava un pennacchio sotto il quale compariva magicamente l’espressione corrucciata di un volto delineato dall’intreccio dei rami.”
La follia di un etrusco
Cento bugie per una verità
Il tragitto
"Quando ero mio padre". Su/per Idolina Landolfi
La chiesa e il monastero di S. Maria a Ponterosso
Ombre
Dentro di te
Sogni a metà
Oltre i confini del Santuario
Berignone andata e ritorno
A scuola di poesia
Il soffio della lupa
La danza dei pensieri
L'esilio della parola 