“Nella casa del Monte dei Santi anche gli alberi avevano un nome. Il più spaventoso di tutti gli alberi si chiamava ‘Mamèta’. Il Mamèta era un cipresso posto all’inizio del viale che portava al cancello ed era il capofila di tutti i cipressi. L’albero aveva un aspetto innocuo con la luce del sole, o per lo meno non era tanto diverso dagli altri compagni del viale. Le cose cambiavano invece all’imbrunire. La luce del crepuscolo faceva assumere al Mamèta un’aria minacciosa, la cima sembrava un pennacchio sotto il quale compariva magicamente l’espressione corrucciata di un volto delineato dall’intreccio dei rami.”
A margine
Dal Castello di Montebuoni a Tavarnuzze
L'amore rubato
Diario di una catechista
C'era una volta un re
Che incanto questi canti
Storia di un campionato di ballo
Il mondo di Babudrus
Nel fuoco vivo dell’amore
Ricordi in fondo agli occhi
Australia, amore mio 